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Cinque domande a Gaetana Jacono, titolare dell’azienda vinicola Valle dell’Acate

La vita è troppo breve per bere vini mediocri”, professava Johann Wolfgang von Goethe e non possiamo che essere d’accordo. E quello di qualità viene celebrato a Vinitaly, il più importante appuntamento internazionale, che ogni anno, a Verona, vede produttori, importatori, ristoratori e giornalisti curiosi di scoprire le nuove tendenze e confrontarsi su questa eccellenza italiana nel mondo. Puntuale anche quest’anno, la città di Romeo e Giulietta, diventa capitale del vino, e dal 15 al 18 aprile si trasforma in una vetrina di prestigio per far conoscere la migliore produzione vinicolaitaliana a livello internazionale.

Anche Valle dell’Acate, un’azienda siciliana con una tradizione enoica d’eccellenza che vive da sei generazioni, sarà presente alla kermesse del vino con Bellifolli. Una nuova famiglia di vini freschi e brillanti composta da quattro referenze – Nero d’Avola, Syrah, Insolia, Grillo & Chardonnay – che Valle dell’Acate ha distillato per interpretare i gusti dei millennials. Un progetto ambizioso lanciato lo scorso marzo a Milano nella splendida cornice dello Spazio Serbelloni.

Valle dell’Acate, non solo punta a fare di Bellifolli un’icona della convivialità italiana, ma ha anche avviato un piano di crescita del brand e del business. Proprio in quest’ottica è nata la collaborazione tra la casa vinicola e Interbrand.

Gaetana Jacono, titolare di Valle dell’Acate, racconta com’è nata la linea Bellifolli e come ha deciso, con coraggio e determinazione, di portare i vini siciliani sulle tavole dei più giovani e verso mercati internazionali.

 

 

Valle dell’Acate è un brand di origine siciliana che sta conquistando il palato degli amanti del vino in tutto il mondo. Com’è nata l’idea di creare la nuova linea Bellifolli?

Nasce da due ragioni. La prima una riflessione fatta in seguito al successo del Frappato in Italia e nel mondo: un vino fresco, leggero. Un rosso da abbinare anche al pesce, che si sposa bene con tante cucine internazionali e che piace ai giovani. La seconda, è che i giovani non sono cosi vicini al vino, bevono più birra e cominciano, con mio sgomento, a pasteggiare con gli aperitivi. Cosi ho pensato ai vini giusti per loro, ma anche allanecessità di un’immagine accattivante che avesse un link molto forte con il territorio ragusano.

 

I vini Bellifolli sono stati presentati come espressione della convivialità che rappresenta la società moderna e in particolare i millenials. Qual è stata la prima reazione del pubblico e quale quella degli esperti presenti a Vinitaly?

Bellifolli ha riscosso un grande successo, fin dalla sua prima presentazione, un aperitivo, per enfatizzare il momento d’uso più indicato a questi vini nella specifica fascia oraria, durante la quale abbiamo esaltato con una degustazione ad hoc le caratteristiche dei vini – freschezza, leggerezza e profumo. Lo stesso successo stiamo riscontrando anche ora  al Vintaly anche se la degustazione è continua, tutto il giorno. Anche l’immagine cosi colorata, moderna, con un tema, quello delle maschere barocche, rivisitate con maestria da Interbrand, è stata fortemente apprezzata. È il primo approccio, curioso e positivo che attira, per poi culminare con un assaggio che li lascia entusiasti, una vittoria!

 

L’identità di Bellifolli esprime lo spirito dei vini siciliani, reinterpretandolo in chiave moderna. Come siete arrivati a questa scelta?    

Bellifolli sintetizza il carattere e i contrasti siciliani: la bellezza e la follia, la luce e l’ombra, il mare in burrasca e la camera dello scirocco che ha trovato la sua veste identitaria in una delle meraviglie dell’isola siciliana, il Barocco. “Da bambina camminavo per le strade delle nostre città protetta dai mascheroni che esplodono dall’alto dei palazzi. Noi siciliani ci conviviamo da secoli, sono parte della nostra quotidianità. Raccontano, mormorano, osservano. Interbrand, ha saputo interpretare questanostra intuizione con sapienza utilizzando un codice contemporaneo.

 

 

 

Considerando l’esperienza positiva del Frappato negli Stati Uniti – il vino rosso fresco definito dagli americani come «Smile Wine» – quale crede sia il futuro di Bellifolli oltreoceano?

L’America è grande e composta da Stati cosi differenti tra loro, per cultura, modernità e anche il rapporto, tra la cucina e il vino, è differente. Bellifolli, incarna gli aspetti di modernità nel gusto e nell’immagine, nel piacere della convivialità, ma testimonia anche un saldo rapporto con Valle dell’Acate, che in America è identificata come una boutique winery di eccellenza. I vini sono fatti dalle nostre uve, c’è la nostra garanzia di qualità, c’è il territorio ragusano con le sue maschere barocche, c’è una mano saldamente ancorata alla Sicilia, e alla storia di Valle dell’Acate che dal 2018 è anche certificata biologica nei vigneti. Infine, c’è un sguardo personale al mondo, come sempre è stato da quando sono in azienda.

 

Valle dell’Acate esprime una tradizione enoica d’eccellenza e vanta un vissuto legato al territorio siciliano e alla sua millenaria cultura vitivinicola. Come incidono questi aspetti sul vostro piano di crescita a livello internazionale?  

Ho un grande sogno: un’azienda agricola contemporanea e sostenibile. Siamo in cammino. La strada è, sempre, per fortuna lunga. La nostra ricchezza e il nostro vincolo sono 6 generazioni di imprenditoria agricola, in un mondo, quello enologico, che ha visto una trasformazione radicale, una rivoluzione.  Il punto di partenza per ripensare un’azienda contemporanea è stata la terra. Ed è nato il progetto “7 terre per 7 vini”. Da quando mi occupo dell’azienda (20 anni) siamo passati da una produzione di 30.000 a 300.000 bottiglie.
Durante questo periodo abbiamo ristrutturato gli edifici storici, il palmento e l’antica dispensa, luoghi che raccontano la storia. Non Musei, ma luoghi che sono espressione della nostra consapevolezza. Sono la nostra casa, lo spazio dove accogliamo il mondo che vuole conoscere la nostra tradizione. Oggi siamo responsabili di un futuro migliore, sostenibile, ma le sfide continuano, diverse da quelle di ieri. La parola chiave è innovare. Non c’è impresa senza innovazione sostenibile. Non è un caso se abbiamo scelto Interbrand, che da sempre contribuisce a far crescere brand e business. I progetti futuri che faremo con loro saranno proprio pensati in ottica di crescita e per dare rilevanza alle nostre bottiglie e alle nostre origini.